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In viaggio con la Letteratura…

Pagine in particolare…

 Da “Battaglie d’Onore” di Andrea Santangelo

“Su un punto i militari concordavano: agli inizi del 1940 l’Italia non era pronta per entrare in guerra, occorreva riarmarsi, fare incetta di materiali e carburanti e sottoporre le truppe a un addestramento migliore di quello ricevuto sino a quel momento. Nel 1940 la cosa di cui aveva più bisogno l’Italia era la pace. Le riserve di materiali strategici erano praticamente inesistenti e il blocco navale britannico poneva seri limiti alla loro importazione, mentre per disporre di valuta pregiata si era costretti a vendere materiale bellico: nei primi mesi del 1940, quando ormai l’entrata in guerra era pressoché decisa, si vendevano all’estero decine di aerei, cannoni e persino due torpediniere. Negli anni immediatamente precedenti la guerra, il nostro paese, oltre alla conquista dell’impero in Africa orientale con relativo e deleterio embargo della Società delle Nazioni, s’era impelagato anche nella Guerra civile spagnola e nell’invasione dell’Albania, col risultato che nel 1940 doveva ancora riprendersi dalle perdite di armi e dotazioni subite, oltre che dal conseguente, pauroso buco di bilancio conseguente alle campagne militari. (…) Possiamo affermare che il soldato italiano della Seconda guerra mondiale scendesse in battaglia in una situazione di inconfutabile svantaggio tattico e morale rispetto agli eserciti avversari. Eppure, nonostante i chiari limiti materiali, spirituali e strutturali che ne inficiavano il rendimento bellico, in molte occasioni fanti, artiglieri, carristi, cavalleggeri, genieri, parà, camicie nere, ascari, carabinieri, finanzieri e autieri seppero tenere testa al nemico andando ben oltre il proprio dovere e “baipassando” i limiti, sopra elencati, dello strumento bellico fascista. Lo dimostrano una serie di scontri, non necessariamente vincenti, in cui le truppe combatterono al meglio delle loro possibilità, pur nelle ristrettezze materiali di cui sopra, impegnando molto duramente il nemico. Scontri in cui emersero le inconfutabili capacità belliche italiane, fatte di determinazione, spirito di sacrificio, coraggio e sopportazione. Nelle avverse condizioni in cui combatterono i soldati italiani, probabilmente nessuno avrebbe potuto fare di più o meglio. Furono, quelle vere e proprie “battaglie dell’onore”. Avremmo potuto studiare scontri già noti come la terza battaglia di El Alamein o episodi gloriosi come la carica di cavalleria di Isbuscenskij, ma preferiamo concentrarci su episodi bellici meno conosciuti e/o esaminati. E l’esempio più celebre è proprio la battaglia di Cheren”.